Vandali: Rouge

Ve lo devo dire: sulle scritte sui muri io e voi abbiamo opinioni diverse.

Ok, le tag sui muri, tipo questa, per intendersi

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non le capisco tanto; o meglio, le comprendo razionalmente, sono appropriazione di un territorio (almeno nella mia testa malata), ma non le amo.

Così come tendenzialmente non stravedo per le scritte pure e semplici, modello “io e te cucciolotta per sempre”; anche se naturalmente, come in molte altre cose, in Bovisa abbiamo delle eccellenze. Ditemi un altro posto dove i vandali scrivono in latino.

Ecco fatti questi piccoli distinguo, in generale vi posso dire che amo l’arte di strada. E’ viva, è vera, è stupenda. E’ un’incursione del sogno, e spesso dell’incubo, nella quotidianità del reale. E’ arte che va dove sono le persone, e non il contrario. E’ un regalo fatto a chiunque abbia occhi.

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L’arte di strada è anche impegnata, spesso, con un messaggio più o meno velatamente sociale. E, in rari casi, oltre ad essere impegnata, è divertente.

Per esempio, camminando per via Andreoli, in notturna, a far foto con Elena dei Dinosauri, mi sono imbattuto in questa vignetta qua, dipinta sul retro di un manifesto e incollata al muro.

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Fica, no? Mi è piaciuta così tanto che ho stampato e incorniciato la foto, ed ora è appesa sul muro della mia caotica stanza, proprio sopra al mucchio di vestiti che annega il divano.

Perchè vi sto raccontando tutte queste cose? Perchè penso che ci sia della bellezza persino in periferia; e parte di quella bellezza viene da chi, senza guadagnarci un soldo, rimettendoci anzi, e rischiando qualche poco amichevole scambio di opionioni con le forze dell’ordine, vi fa un regalo.

Che poi mi sorge la curiosità di conoscerle, queste persone, andare a capire chi sono, perchè fanno quello che fanno.

L’autore di quella vignetta, ad esempio, che si chiama Rouge. E l’ho rintracciato, Rouge, e gli ho persino strappato una intervista a fumetti (Nota Bene: all’epoca mi facevo chiamare Dr Mezzatesta; poi i farmaci mi hanno aiutato molto.)

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L’ho poi incontrato dal vivo, Rouge, in una cascina occupata ed autogestita; è un tipo simpatico, bassetto e barbuto, che non ama parlare in pubblico (“per quello disegno”, mi ha detto). E’ appena tornato da un viaggio di dieci giorni nel Kurdistan, dove i curdi sono sotto assedio dell’ISIS e della stessa Turchia.  Rouge era in quella cascina a raccontare quello che aveva visto e sentito: il coprifuoco di ventiquattore, le donne  rapite e stuprate, le lenzuola stese tra i palazzi per difendersi dai cecchini. Rouge vendeva le vignette che aveva realizzato durante il viaggio. Il ricavato, dedotti i costi di stampa e quelli di un felafel per  mantenere vivo l’autore, va ad aiutare i gli uomini, le donne, e i bambini di uno dei popoli più martoriati del pianeta.

Ecco, questo è un Vandalo.

 

PS:  Sotto potete vedere la risposta di Rouge quando gli ho detto che era appeso in camera mia.

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Link per sostenere il progetto “Rojava resiste

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Un pensiero su “Vandali: Rouge

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