Canto e balcone

Bovisa47

Metti caso che è mercoledì, diciamo le 10.30. Metti caso che stai tornando a casa, che sei sovrappensiero e fumabondo. Metti caso che passi davanti alla Chiesa rossa di Via Ricotti. Allora è molto probabile che dal seminterrato, credo sempre di proprietà della Chiesa, tu senta un canto.

E non il cantare fiorito di una donna delle pulizie nottambula. E non il canto arabo del cellulare di un egiziano che inganna la sua solitudine su una panchina. Io sto parlando della possenza di un coro d’opera, della voce potente e allenata di una multitudine che intona i Carmina Burana.

Rimani ancora un poco ad ascoltare. Non ci capisci niente di musica ma sembrano bravi, sembrano proprio bravi. Sembrano professionisti.

E ti chiedi chi siano.

Te lo chiedi proprio.

 

Stacco. La storia si interrompe.

Cinque anni dopo.

 

Metti caso che sei sul balcone, al termine di una giornata lunga. Hai una birra in una mano,  una sigaretta storta in bocca e la testa piena di pensieri. La notte abbraccia Bovisa come una mamma buona, lasciando acceso qualche lampione per non farle temere il buio.

Metti caso che all’improvviso la Traviata si innalzi nella notte di Periferia, sopra i tetti dei bar cinesi.

Metti caso che sono cinque anni che questo succede ogni mercoledì che Dio manda in terra.

E allori butti la sigaretta, lasci là la Moretti da 66 (il coinquilino la ritroverà il giorno dopo, con disappunto), ti infili il primo paio di scarpe che trovi e ti fiondi in ascensore. Neanche un minuto dopo sei fuori dalla Chiesa Rossa, sei penetrato abusivamente nell’oratorio e cerchi di capire quale porta ti conduca allo scantinato. Niente, non capisci.

Ti rassegni infine ad aspettare che finiscano, seduto sugli scalini della Chiesa. Sugli stessi gradini, poco lontano da te, un magrebino parla con casa, al telefono, mentre tu usi le sigarette per ingannare le mezzore.

Metti che ti passa davanti il tuo coinquilino, con le mani nelle tasche del giacchetto.

Si ferma.

Ti guarda.

Ti chiede cosa stai facendo.

Glielo spieghi.

“Devo sapere chi sono.” concludi.

Il coinquilino ti conosce abbastanza per annuire, salutarti e proseguire per la sua strada. Contrariamente a te sta uscendo per passare un serata normale, con persone normali.

Ti infili in bocca l’undicesima sigaretta.

E la musica finisce.

Scatti in piedi come un suricato della savana. Dallo scantinato vengono prima chiacchiere, e poi persone.

“Salve” ti presenti “ho scritto un libro sulla Bovisa. Voi chi siete?”

La signora sembra bizzarramente perplessa.

“Forse deve parlare con il presidente. Lo trova sotto.”

Scendi. Scusi, chi è il presidente?

Lui, ti viene risposto.

Ti piazzi davanti al signore che ti hanno indicato. Tiri fuori il libro che hai portato come prova della tua sanità mentale.

“Scusate ma voi chi siete?”

La Corale Lirica Ambrosiana

Salta fuori che il tuo orecchio poco allenato non ti aveva tradito. La Corale Lirica Ambrosiana è un’associazione nata nel 1961, quando un gruppo di amici decise di fare qualcosa per diffondere e far conosce la musica lirica, specie quella corale. Da allora si sono esibiti nei teatri più imporranti e più volte al Conservatorio di Milano, alla Casa di Riposo Verdi, alla Palazzina Liberty ed al Castello Sforzesco. E sono oltre quarant’anni che cantano il concerto di capodanno a palazzo Marino, per il comune di Milano.

Metti caso che dopo cinque anni la tua curiosità sia stata finalmente placata.

“E’ sufficiente?” ti chiede il presidente con un sorriso.

Ti trattieni dall’abbracciarlo.


 

PS: Ho poi scoperto che Elena dei Dinosauri, che abita proprio a fianco della Chiesa Rossa, non sembra apprezza le prove del mercoledì, i cori, i banchi dell’oratotorio spostati per far posto ai lirici. Ma si sa come sono fatti i dinosauri…

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(il disegno è suo, naturalmente)

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