Tutti odiano i ROM

Mettiamo in chiaro una cosa: tutti odiamo i Rom.

Li guardiamo con disapprovazione quando parcheggiano i loro camper nei parcheggi delle nostre periferie, quando litigano nelle piazze e sembrano sul punto di accoltellarsi. Quando alle sette di mattina siamo nelle nostre macchine in coda sulla circonvallazione, neri perché oggi non abbiamo propria voglia di andare a lavoro, e fumiamo più dei nostri tubi di scappamento, ci coglie un sentimento misto di odio e invidia quando vediamo i rom in un prato ai lati della nostra strada, intenti a cuocere una salsiccia per colazione.

Tutti odiamo i rom. La domanda che mi pongo è: perché?

Oh lo so, abbiamo tutti delle buone ragioni.

“Rubano.” È solitamente la prima che sale alle labbra. “Mi sono entrati in casa. Rubano.”
Anche il vostro dentista ruba, quando non vi fa la fattura. E il proprietario di industria con la casa a Como che dichiara 60.000 euro all’anno di tasse sta rubando più di quanto qualsiasi ROM, vero o inventato, possa mai riuscire in una vita.

Eppure quando vi parlo del vostro dentista, o dell’imprenditore comasco, non vedo sul vostro volto quella particolare smorfia d’odio che fate quando parlate dei Rom.

Scusate. Che facciamo.

“Non vogliono lavorare.” Insistete.

Anche i falsi invalidi. In Italia si pensa che di dieci invalidi, 3 siano falsi. Anche i professori universitari che non mettono piede in università non vogliono lavorare, e vi fanno fare l’esame dall’assistente, ma non vi ho mai sentito proporre di dare fuoco alle case dei professori.

Quando espongo queste argomentazioni a qualcuno, questo è solitamente il punto in cui la faccia del mio interlocutore diventa rossa, e comincia a sciorinare un elenco del tipo “Fanno l’elemosina ma hanno i denti d’oro”, “Fanno l’elemosina ma hanno i BMW”, “mandano i bambini a rubare”, “Mi sporcano il vetro ai semafori” “ non gli ho dato l’elemosina e mi ha fatto una maledizione” eccetera eccetera. Non sto discutendo se queste affermazioni siano fondate o meno, ma anche se lo fossero, quello che mi incuriosisce è quanto la persona che le fa si accalora. Mi sembra che la somma di queste argomentazioni, vere o false che siano, non facciano il totale dell’odio che vedo. Un po’ come quando ti chiedono perché ami la tua ragazza: ti ritrovi a fare un elenco dei suoi pregi ma, in fondo, perché ami lei e non un’altra non lo sai neanche tu.

E perché odiamo i Rom, in fondo, non lo sappiamo neanche noi.

Ma chi sono, questi abitanti delle periferie così visibili e così disprezzati? Da dove vengono, che lingua parlano, in cosa credono? Ed è vero tutto quello che pensiamo e diciamo di loro? Sono veramente tutti nomadi e fannulloni? C’è un motivo dietro ai loro denti d’oro, ai BMW? Stanno veramente per accoltellarsi quando si gridano contro, o è come quando stavo telefonando nella metropolitana di Toronto, e si è girata mezza metro perché da bravo terrone stavo urlando come un pescivendolo?

Di recente, ho visto sullo scaffale di una libreria “Rom questi sconosciuti”, di Santino Spinelli. Ero ad una presentazione di un fumetto, seguita da firma e “disegnetti” dall’autore. Ho comprato “Rom questi sconosciuti” e meno male: c’erano quattrocento persone in coda, e le firme sono finite verso le due e mezza di notte. Ero circondato da scene tipo volo sospeso Ryanair: ragazzi con gli zaini che si accasciavano dove potevano, si aggiravano tra gli scaffali cercando acqua o cibo, o facevano amicizia e giochi di gruppo per passare il tempo. Io mi sono messo a leggere dopo quattro o cinque ore mi ero già fatto 200 pagine con Santino Spinelli, storico (e musicista) Rom Italiano.

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E, leggendo, ho cominciato a scoprire cose che non solo ignoravo, ma che neanche lontanamente sospettavo. Ho cominciato a scoprire che il mondo dell’emarginazione è solo uno di quello che compone quella galassia complessa e multiforme che è la cultura e popolazione Rom. Che il nomadismo che gli appioppiamo non è una scelta culturale, ma una strategia di sopravvivenza; che quando è stato possibile i Rom hanno fatto  (e fanno) parte delle nostre città, delle nostre piazze, dei nostri eserciti, dei nostri artigiani.

E siccome la fame vien mangiando, il giorno dopo contatto Santino Spinelli su Facebook, gli faccio i complimenti e gli propongo di intervistarlo.

“No no” mi fa lui “il 4 giugno sono a Milano. Facciamo una presentazione!”
Immaginerete come ci sono rimasto.

Così il 4 giugno, alle 21.30 torneremo dai nostri amici della Biofficina, e il vostro umilissimo autore di Periferia avrà una pubblica conversazione con Santino Spinelli, e cercherà d trovare la risposta ad almeno alcune delle sue domande.
Se volete capire anche voi le ragioni del nostro odio, e forse anche le ragioni di chi odiamo, fate un salto.

Se poi vi servono altre ragioni, alla Biofficina la birra è buona.

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PS che c’entra poco: alla fine il disegnetto sono riuscito a farmelo fare.

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