Sabato pomeriggio

Quando mi hanno proposto di andare ad un incontro di due ore e mezza dal titolo “Quartieri al Centro” ho avuto difficoltà ad immaginare una rottura di cazzo più grande, un mondo più pessimo di investire il mio sabato pomeriggio.

E allora, perché quando arrivo la sala è piena, e c’è gente in piedi?

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Ritardatario cronico, rimango in piedi vicini ad una mamma con delle bambine quasi adolescenti. Quando arrivo il microfono è già in mano alle persone. Il condominio compartecipato con il comune, si dice, è gestito male. E il marciapiede? Si rischia l’incidente tutti i giorni.  E gli amministratori truffaldini?

Per forza che la sala è piena, penso: chi vuole farsi sfuggire la volontà di potersi lamentare (anche a ragione, per carità)? Ho sentito che nelle navi genovesi i marinai rinunciavano ad una paga più alta per il permesso al “mugugno”, al lamento. Lamentarsi non è solo gratis, è inestimabile.

Ma è veramente lamento, quello che sento?  Quello di chi gestisce l’Orto degli Aromi nel meraviglioso giardino-bosco del vecchio Ospedale Paolo Pini, dove trovano  supporto persone con disabilità mentale? Di chi ha bisogno di spazi pubblici per insegnare l’arabo ai bambini egiziani, il sabato e la domenica? E, soprattutto di chi ha dormito per anni per strada, e che con onesta prolissità e ignoranza fa piovere il suo dolore nella sala, e se ne va tra le lacrime?

Prende la parola l’Assessore alla Casa e Lavori Pubblici. Non è morbido, non accoglie, non sorride, non è “politico”. L’amministratore è oggettivamente truffaldino? Va denunciato, dice. La cooperativa sociale ha perso il bando? E io, ribatte, credete che io abbia piacere quando il regolamento regionale mi costringe a non dare una casa ad un nucleo familiare perché il numero di figli non è proporzionale all’esatta dimensione dell’appartamento? E’ spiacevole ma sono le regole da seguire, dice.

Forse lo dipingo più duro di quanto sia stato, ma ha un atteggiamento del tipo “Non vi dirò cazzate per imbonirvi” che mi piace. Alcune regole non le possono cambiare, dice; nel limite di questo rimbocchiamoci le maniche.

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La parola ritorna al pubblico. Torna il dolore in ballo. Il pubblico accetta la sfida. Ok, l’appartamento è troppo piccolo per il nucleo familiare. Ma allora perché vengono ristrutturati e assegnati appartamenti solo appartamenti piccoli? Perché non vengono ristrutturati appartamenti più grandi? Così non dovrei vedere una donna strappata via dalla propria casa dai tizi della MM, dice una signora.

Si alza una sciura con i capelli corti e gli occhiali, e uno sciallo colorato sul petto. Parla di gruppi “eterogenei” che vivono nel parchetto davanti alla sua finestra, che usano le panchine come servizi igienici. Di notte il parco diventa luogo di prostituzione, e musica e rumori fino alle 4 di mattina, per non parlare di quando si mettono a giocare a calcetto. Capisce che non abbiano dove andare, comprende che non abbiano altro spazio per stendere i panni, è stata immigrata e terrona a Milano. Hanno chiamato i vigili ma rispondono che non hanno persone. L’altra volta sono scesi degli inquilini con mazze e spranghe, hanno cercato di far da pacieri lei e suo marito; stavolta ci sono riusciti.

Mi si rizzano i peli. Le mie periferie sono alla soglia della guerriglia urbana?

Un signore si alza e e tocca il tema delle occupazioni abusive. Dietro ho due ragazze con il velo sui capelli, e una di loro grida “Io sono abusiva! Chiedimi perché!”. Una ha una figlia invalida. Come ogni volta che si toccano questi temi, si finisce in modalità riunione condominiale.

La parola spetta infine al Delegato dal Sindaco sulle Periferie, che parla in emiliano, e prende il tema degli sgomberi. La sala rumoreggia. Il Delegato parla di mettere insieme il piano sulle periferie. Vuole che il piano sia partecipato.  Spera che nel prossimo incontro passeremo dal “noi contro voi” al “noi”.

Sento parlare di interventi di riqualificazione, che è una parola che continua a non piacermi. Forse perché così trattiamo i nostri quartieri come bambini scemi, che bisogna aiutare ma senza speranza, che tanto scemi rimangono.  Sono un po’ stanco di questo atteggiamento da “sono un comandante dei marine inviato a Baghdad.”.

Vorrei sentir parlare della forza delle periferie, delle energie. Mi piacerebbe che qualcuno si sedesse di fronte alla mia periferia, e le dicesse: “Ok, Periferia, certo che hai dei problemi, ma partiamo da ciò che hai di splendido, e di risorse non utilizzate, e partiamo da lì per risolvere quello che non va, per farti brillare.”

Vorrei che qualcuno guardasse questo luogo, dove vivono milioni di persone, con fiducia.

Momenti da ricordare: Tramonto Litto

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Sono a Villa Litta. Fumo una sigaretta, mentre il sole scende a farsi abbracciare dagli alberi. Nella panchina accanto, un signore con occhiali e cappello pizzica dolce una chitarra. Rimaniamo così, fianco a fianco, senza dirci niente. Non c’è niente da dire.

 

Teatro e Notte

Domenica

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sera

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Villa

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Litta.

Come? Come avete detto? Com’era lo spettacolo?

Ma scusate, non ve l’ho appena mostrato?

Ah, non vi basta?

….

E allorawhatsapp-image-2017-01-29-at-22-52-04-1

allora dovete chiudere Netflix

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e Sky, e il computer, e il televisore, e l’ipad

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e nella notte Afforese venire qui

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guardare lo spettacolo, ridere, commuovervi ricordare e pensare,

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(“Patricia nella città di Zero”, si chiama lo spettacolo)

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e poi, una volta finito,

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applaudire.

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E magari, a spettacolo concluso, camminare nel parco buio, dove gli alberi sembrano disegnati con l’inchiostro nero contro il cielo luminoso della notte di Milano. E camminare, mentre il suono di una fontana vi accompagna, ed un treno passa in lontananza.

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Fino a riscoprire cosa è la notte.

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