Sanremo di Periferia: ultimo giro

di Massimiliano Priore

Sette, si sa, è la misura massima di tutte le cose. Che puntata è questa? La settima. Ergo, è l’ultima di questa rubrica sulle canzoni che parlano della periferia milanese. A differenza delle altre sei, incentrate su luoghi, la voglio fare su un artista che ha fatto sì delle canzoni su Milano, ma che non potevo citare troppo spesso, passim, perché non appartiene alla tradizione meneghina in senso stretto. Sto parlando di Vinicio Capossela.

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Capossela

Avrei potuto parlare di lui fin dalla prima puntata. Infatti, ha scritto una canzone che si chiama Addio, Innocenti, laddove Innocenti è la celeberrima fabbrica che stava proprio da quelle parti. Una nota su questa canzone: l’ha eseguita solo dal vivo e in un incontro, non ricordo se alla Feltrinelli o alla Fnac, dichiarò di non volerla incidere. Un altro brano che ci interessa è La pioggia di novembre, che avrei potuto inserire nell’articolo sul carcere (“e piove stasera/anche sul chiuso della galera”), nell’articolo sui luoghi fuori Milano (“piove sulle campane/delle pievi romane”), ma anche in quello su Loreto (“la casbah di Buenos Aires”). C’è anche una strofa sulle Varesine: l’area in cui sorgevano adesso è centro, centrissimo, ma un tempo, un tempo non così lontano, lo era? Lo stesso ci si può chiedere del “Bosco di Gioia”, omaggiato dagli Eelst in Parco Sempione.

 

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Da Baggio a Gaggiano, tutto quello di cui non ho scritto

Nel corso di questa rubrica, so di aver trascurato delle cose, un po’ per dimenticanza, un po’ per ignoranza (ho voluto scrivere di quello che già sapevo, senza fare ricerche su Wikipedia e su altri siti), un po’ perché ho sempre cercato di fare un discorso organico. Anche se non riesco a contestualizzarle, vorrei comunque consigliare l’ascolto di tre brani di Jannacci. Si tratta di Prendeva il treno (quartiere: Baggio, anzi, dietro a Baggio), La forza dell’amore (Milano qua e là, ma c’è un po’ di periferia) e il Dritto (quartiere: Giambellino). Sembra che Il Dritto sia dedicata a Teocoli. Pregevole la versione in duetto con Milva.

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Non ho mai parlato dei Navigli perché non li considero periferia, comunque volendo c’è La festa dei Navigli di D’Anzi. Lo è sicuramente Ronchetto, cui si fa cenno in El Biscella, insieme a San Cristoforo. A proposito, è da lì che prendeva il treno il protagonista del brano menzionato poco sopra? In fondo, Baggio e San Cristoforo sono abbastanza vicini.

GIOVANNI D'ANZI

Non ho mai parlato del brano di Leone di Lernia Tu sei di Baggio perché anche l’antisnobismo “ha un limitismo”. Comunque, nel pezzo di nominano anche: Quarto Oggiaro, Giambellino, Musocco, Pioltello, Bovisa e Gaggiano. A proposito di Gaggiano: qui è stata girata dell’uccisione di Asso. Sicario è interpretato da Gianni Magni, che faceva parte dei Gufi.

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Sanremo di Periferia: Bovisa e Affori (e Maciachini)

di Massimiliano Priore

Affori e Bovisa

Il sei è un numero speciale e, visto che sono ospite di un sito che ha un occhio di riguardo per Affori e per la Bovisa, voglio dedicare la sesta puntata a questi due quartieri.

Affori

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Il Tamburo principale della Banda d’Affori è una canzoncina apparentemente spensierata, ma nasconde una satira politica anti-fascista. Infatti, nel brano si parla di uno che comanda “cinquecentocinquanta pifferi.” Cinquecentocinquanta era il numero dei membri della Camera dei Fasci e delle Corporazioni. E poi, in milanese piffero indica l’organo genitale maschile. Insomma, non proprio un termine lusinghiero. La cultura milanese o comunque lombarda non era nuova a questi camuffamenti. La bella Gigogin recita: “Per non mangiar polenta / bisogna, bisogna aver pazienza.” Ecco, la polenta rappresenta il giallo della bandiera asburgica e il ritornello “Daghela avanti un passo, delizia del mio cuore” è un invito all’esercito piemontese a entrare in Lombardia per liberarla da Vienna. Senza dimenticare che ne I promessi sposi gli spagnoli rappresentano anche gli austriaci.

Bovisa

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Un altro testo risorgimentale ci conduce fino in Bovisa. Si tratta de La moglie di Cecco Beppe. Chi è questo Cecco Beppe? L’Imperatore Francesco Giuseppe. Piccola divagazione: da Cecco Beppe deriverebbe il termine cecchino. La Bovisa compare anche in “Milan l’è un gran Milan”, in cui D’Anzi dice, ironicamente: “Porta Cicca e Bovisa / che dintorni propri san”. Porta Cicca è il nome dialettale di Porta Ticinese. Esiste una versione in cui compare Pero, che non ho menzionato parlando dei luoghi fuori Milano città. Riparo ora e faccio un cenno anche su Rho. Non proprio su Rho, ma sull’Expo. Sono state scritte diverse canzoni sull’esposizione universale. Qui ce ne interessa solo una: Exposong della blogger Onalim alias Isabella Musacchia.

Maciachini

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Partendo dalla Bovisa, si può fare una passeggiata fino a Dergano e da lì giù fino a piazzale Maciachini (ma c’è anche la metro gialla, volendo) e canticchiare La ballata di Piazzale Maciachini di Folco Orselli, in cui una ragazza viene invitata a fare un giro in questa piazza con questa motivazione: “Son tutti buoni a portarti a passeggiare sui Navigli”.