Corvetto, Zucchine e Sostitutiva

Ti manca la 90.

La casetta che hai comprato ad Affori è molto ben collegata: hai vicino la metro gialla, il passante, e sono pochi i luoghi di Milano che non riesci a raggiungere in mezzora.

Ma la 90 è come le sigarette: ti fa male alla salute, ma non puoi più farne a meno.

Comunque.

Scopri su internet che, all’estremo opposto della linea Gialla, in zona Corvetto, i ragazzi dell’associazione CondiMente (che non sai cosa sia ma bel nome) hanno organizzato una cena aperta, cioè una cena dove chiunque può andare e mangiare e conoscere persone. C’è un solo obbligo: devi portare un piatto, e questo piatto deve essere a base di patata.

Ti dici che è una bella idea, in un luogo come Milano dove l’ISTAT ci dice che maggior parte delle famiglie è famiglie di uno, e la solitudine si annida nelle case, nei divani, guarda Netflix con te.

Decidi di andare alla cena aperta.

Decidi di preparare una frittata zucchine e patate, anzi due, che non si dica che hai portato poco, tua madre non ha certo cresciuto un taccagno.

La cena inizia alle 8.30, all’altra parte dell’universo meneghino. Alle 8 e dieci le zucchine della seconda frittata bollono ancora nell’olio di semi.

Decidi di lasciare spegnere il gas, lasciare i dischi di zucchine galleggiare nell’olio, e correre con una di due frittate verso la metro. Lasci la cucina che sembra Guernica.

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16 fermate dopo, sei alla cena. Sei in ritardo cosmico, ma hai due bottiglie di vino e vieni immediatamente perdonato.

La tavola è apparecchiata in un posto chiamato “La casa della pace” (che scoprirò poi ospita i CondiMenti). Dalla vetrina scopri che là tengono corsi di italiani per stranieri, offrono supporto in caso di sfratto. Alle pareti libri, divisi per temi: “Gestione del confilitto”, “Narco-mafie”; una foto di Gandhi alla parete.

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Pensi di essere capitato in un posto di fricchettoni  e vieni subito smentito.

L’affilata napoletana, anche se laureata in archeologia medievale, è in Accenture. Il tizio davanti a te lavora per una farmaceutica, rivale di quella che ti ha messo al collo il  badge. Una delle due pugliesi presenti è stata direttore in comune. La ragazza con la maglietta di Batman, invece, ha vinto due concorsi pubblici ed ha rinunciato: non ce la faceva a lavorare lenta. Ora fa la cuoca. Alcuni sono di Corvetto, altri parecchio più lontani. Si incontrano spesso, fanno una partita a qualcosa, due chiacchiere, organizzano viaggi che poi faranno insieme.

Si parla un po’ di farmaci, si parla di Milano. Ci si scambia storie assurde e si finisce un paio di volte a ridere fino alle lacrime. A fine serata intrattieni il tipo delle industrie farmaceutiche mentre lui lava i piatti.

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L’ex dirigente comunale mi riaccompagna alla metro, discutendo del tasso di inquinamento del suolo della Bovisa (ha presieduto una commissione che ha studiato il problema).

La metro è chiusa e non rimane altro che attendere il pullman sostitutivo. Aspetti, con la Chesterfield blu appesa alle labbra.  Un tizio molto ubriaco ti chiede una sigaretta, e poi il cellulare per chiamare sua madre. Poi per buona misura chiama anche Matteo, un suo amico che ha i cazzi suoi e non ha assolutamente voglia di passarlo a prendere. Sulla sostitutiva chiacchieri con due lesbiche genovesi (una delle due è venuta a studiare danza) e con un tizia pugliese.

“I pugliesi sono la terza etnia di Milano” sentenzi “subito dopo gli arabi e i cinesi.”

Il compagno della pugliese se la ride.

Il pullman carica un’orda di spagnoli chiassosi, ed un secondo dopo è in panne; viene a raccoglierci la sostitutiva della sostitutiva, guidata da un tizio che seppur Milanese non ha la più pallida idea di dove siamo. Gli spieghi la strada e le fermate, aiutandoti con il cellulare.

“Che app stai usando?” ti chiede l’autista, colpito dalla precisione delle tue informazioni.

“…Gogle maps.” rispondi, in imbarazzo.

Il tizio ubriaco che con il tuo cellulare ha fatto 20 minuti di telefonate (al ritmo di  7 bestemmie al minuto) scende a Maciachini, non prima di avermi ripetutamente offerto un pezzo del fumo che tiene in tasca, che ha la dimensione di una pallina di ping pong e che sta inebriando tutto il pullman. Ogni tanto si passa qualcosa sul naso e non capisci se ha della cocaina libera che gli vaga nelle tasche.

Arrivato a casa, ti accolgono le zucchine della frittata mai nata, a mollo nell’olio da ore e ormai gonfie come frisbee. Metti una sedia in balcone e ti fumi l’ultima sigaretta nella notte Afforese, e pensi che sì, la 90 è la 90, ma anche la sostitutiva della metro gialla può dare emozioni.

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