Baggio: riapre lo Zoe

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Baggio, Barona e Quarto Oggiaro sono forse le tre periferie con la peggiore nomina di Milano. E quindi stasera sono a Baggio.

Sono, infatti, alla riapertura dello Zoe. Con me c’è Elena dei Dinosauri e Giuliana de Sa Sartiglia, una mia amica sarda piccola piccola: praticamente Memole con l’accento di Oristano.

Elena dei Dinosauri è molto stupita che io non conosca lo Zoe. Era una specie di leggenda, lo Zoe, una discoteca dark e metal, piena di soggetti assurdi. Cinque anni fa lo hanno chiuso.

Cerchiamo di rimanere aperti almeno un mese.” ha scritto l’organizzatore della serata su Facebook.

Alle 11 siamo già fuori in fila.

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Intorno a me ho tatuaggi, capelli lunghi, pelle sulla pelle, zeppe improbabili ai piedi, e zinne ultra-compresse, e pronte a schizzare fuori da corpetti neri. Arriva una donna e saluta uno già in fila: ha lunghe calze bianche, quella di destra decorata con un motivo a cuori,  quella di sinistra a picche. Una ragazza è avvolta in un kimono nero, e una bacchetta da ristorante cinese gli regge lo chignon. L’età media è alta, più sui 40 che sui 20; Elena suppone che i primi ad accorrere siano stati i nostalgici del vecchio Zoe. I suoi Dinosauri concordano.

La fila scorre piuttosto veloce e ben presto superiamo un buttafuori (naturalmente capellone) e ci arrampichiamo per le lunghe scale dello Zoe. Io rubo qualche foto con il cellulare e Giuliana de Sa Sartiglia, che non ama essere ritratta, esprime il suo dissenso.

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Ci consegnano la consumazione su un foglietto colorato da sagra paesana e ci timbrano la mano. Non posso fare a meno di notare che il timbro riporta la bizzarra dicitura “Sport Mondo Milano”.

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Entriamo. Tre tizi sul palco con maschere da film horror suonano un pezzo che deve essere stato l’hit dell’estate nel terzo girone dell’inferno, una specie di canzone dance suonata con le motoseghe.

Ci infiliamo nella sala fumatori alla ricerca di qualcosa da bere. La sala fumatori è bella grande, ha un suo bar, un suo dj con le tettine, e la scritta “I wanna rock n roll all night” appesa al muro.  Una ragazza vasta, con i capelli biondi appiccicati ad un lato della faccia, balla sopra un divano. Appoggiamo la nostra consumazione sul bancone del bar e chiediamo tre rum e cola.

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Il barista è così lento che Giuliana de Sa Sartiglia fa in tempo a farsi abbordare. Io e Elena dei Dinosauri alziamo un sopracciglio: un classico. Il rum e cola arriva ed è cattivo. Guardo ammirato il barista: non avevo mai conosciuto qualcuno in grado di sbagliare un rum e cola. Disgustata, Elena appoggia il suo su un basso tavolino; verrà urtato, rovesciato e calpestato dai piedi vari, alcuni anche scalzi.

Elena mi indica un tizio: ha la faccia, la stempiatura e gli occhialini di un ragioniere, ma è avvolto in una rete a maglie larghe e indossa un completo intimo da donna fucsia.

“Io ce l’ho uguale.” mi dice Elena dei Dinosauri

“Non ne dubitavo.” rispondo io.

Usciamo ad incontrare un amico di Elena, e lo troviamo davanti alla Zoe. Sigarette vengono accese come stelline a capodanno. Io ho ormai l’usuale fitta: è un mese che non tocco una sigaretta, e questi monenti di condivisione tabagista è dove l’astinenza si fa più acuminata. Per distrarmi, mi guardo intorno.

Davanti allo Zoe c’è una piazzetta, ora invasa da capelli  multicolor, giacche mimetiche e creste. A primo impatto, Baggio non tiene fede alla sua fama. Ha qualcosa del paesino, e del paesino tranquillo per di più: chiese vecchie, case basse, perfino pochissime scritte sui muri. Certo, ne ho una visione parziale e per di più notturna, ma non ho la stessa sensazione di quando sono stato paracadutato a Bovisa, o di quando attraversavo la perpendicolarità delle strade di Quarto Oggiaro. Devo tornarci di giorno.

Mostriamo al buttafiori la scritta”Sport Mondo Milano” e rientriamo. La gente balla come se non avesse voglia, ondeggiando leggermente sul posto, e credo di capire che è così che si balla il dark. C’è una bella distanza tra un giubbotto di pelle e l’altro, eppure Elena dei Dinosauri mi assicura che non ha mai visto lo Zoe così pieno. Elena saluta tutti, conosce tutti; andare con lei in un locale dark è come andare a messa con il Papa.

Arriva un ragazzo ed è uguale a Marilyn Manson. Certo, ci si impegna: ha lenti a contatti bianche, lo stesso taglio di capelli e il volto truccato, ma devo dire che i lineamenti e la forma del volto sono proprio quelli. Lo raggiunge la sua ragazza, ed è identica a Marylin Manson anche lei.

Ordino una birra, ma ci deve essere un problema di comunicazione perché mi consegnano una Corona con il limone dentro, che oltre a non essere birra è anche vietata dalla Convenzione di Ginevra. Scopro poi che i fusti di birra sono finiti all’una ed è rimasta quella. La ragazza vasta nel frattempo si è seduta sul divano su cui stava ballando, si è tolta le scarpe, e passa dieci minuti ad esaminarsi il piede nudo, la pianta, gli spazi tra le dita. Qualcuno abborda Giuliana de Sa Sartiglia.

Torneremo allo Zoe, naturalmente.

 

 

 

 

I Pokemon della Bovisa

Ho scoperto che Bovisa ha dei pokemon che non esistono in nessuna altra parte del mondo.

Nonostante il mio trasloco diluito (tre pacchi alla volta), i vani tentativi di allacciare il gas (“Ecco tutta la documentazione.” “Bene ma ce la deve inviare parte via fax” “MA SONO QUI DAVANTI AL TUO CAZZO DI SPORTELLO HO PRESO UN PERMESSO DAL LAVORO MI SPIEGHI PERCHÉ TE LA DEVO INVIARE VIA FAX E POI PERCHÉ VIA FAX CHE SIAMO NEL 1800 VUOI CHE TI MANDO UN PICCIONE VUOI CHE TE LO DETTO IN CODICE MORSE va bene mi calmo mi scusi signorina ve la mando via fax come se gli ultimi 50 anni di progressi tecnologici non siano mai esistiti va bene” “Gentile cliente, abbiamo ricevuto la sua documentazione ma è incompleta, deve infatti precisare dove il tubo…” “GONFI DOVETE MORIRE, AVETE CAPITO, GONFI!”)…

Mi sono perso. Dov’ero?

Ah sì. Dicevo: Nonostante il mio trasloco diluito, i vani tentativi di allacciare il Gas (“GONFI! VI RIGO LA MACCHINA!”) e non da ultima la frenesia lavorativa che ti prende quando stai per andare in ferie, ho trovato comunque il tempo di scaricare e provare la hit del momento, Pokemon Go, e di andarmene in giro per la Bovisa, periferia di Milano, a caccia di Pikachu e della sua allegra compagnia di mostriciattoli digitali.

E qui ho fatto una scoperta eccezionale. Bovisa non ha i Pokemon del resto del mondo, no. Ad esempio, in qualsiasi altro posto del mondo, all’inizio del gioco, Pokemon Go ti propone  di scegliere tra Charizard, Squirtle o Bulbasauro.

Io invece ho trovato subito un Elenasauro selvatico.

Elenasauro

Naturalmente l’ho immediata catturata, e, con il suo supporto, ho potuto andare a caccia degli affascinanti Pokemon della periferia di Milano.

Ad esempio Portaspassoilkan, un pokemon che si può incontrare anche nelle più tarde ore della notte

Portaspassoilkan

Maghrebin, il pokemon che telefona in arabo (scusate la foto mossa ma ho tirato  male la pokeball e mi è sfuggito):

Maghrebin

Nontechno, il vecchietto che ti chiede di telefonare alla moglie con il suo cellulare, e che si stupisce quando non sai che sua moglie si chiama Veronica(lui l’ho lasciato andare, perché con tutta la fatica che ha fatta per telefonare alla sua Veronica, mi sembrava una cattiveria catturarlo).

Nontechno

Duopall, un pokeman a due teste che si aggira nelle calde sere estive guardando vetrine, e prendendo un gelato.

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E infine Nonnin, un pokemon anziano e benevolo che veglia sui giovani pokemon Nipotin, intenti a tirarsi una sfera con i piedi.

Nonnin

L’elenco potrebbe essere infinito, ma credo di aver chiarito il concetto che o il mio cellulare funziona male, o a Bovisa vivono creature straordinarie, non presenti in nessuna realtà virtuale o aumentata.

Ora, io ho sentito molte critiche su Pokemon Go, molte delle quali ho trovato facilone e un po’ snob. E’ un gioco che ti porta fuori casa, a scoprire punti del tuo quartiere e della tua città che magari non avresti mai visitato, e questo non può non essere una cosa buona.

Basta che ci ricordiamo che anche la realtà non aumentata può essere meravigliosa.

 

 

 

Ghisolfa, altre storie

Bovisa136Per chi non lo conoscesse, il ponte della Ghisolfa è come la circonvallazione di Milano scavalca le Ferrovie. Primo che il tutto venisse chiuso e transennato, varie etnie erano solite vivere al suo riparo, far salire il fumo dei loro fuochi fino alla strada.

Come sostengo nel libro, è l’archetipo della Periferia. Tutto quello della periferia che abbiamo sempre immaginato. Marte. Il luogo inospitale dove è possibile sopravvivere solo con uno scafandro.

Prima storia.

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